I centri per l’impiego. Cosa sono, a cosa servono, perché non funzionano.

I centri per l’impiego. Cosa sono, a cosa servono, perché non funzionano.

Le funzioni esclusive dei centri per l’impiego rivolte alle persone disoccupate.

I centri per l’impiego sono delle strutture pubbliche, coordinate dalle Regioni e dalle Provincie Autonome e si dovrebbero occupare di favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e promuovere le politiche attive quali:

  • rilascio del certificato di disoccupazione;
  • iscrizione dei lavoratori nelle liste di mobilità;
  • iscrizione dei lavoratori negli elenchi delle categorie protette;
  • registrazione di assunzioni, trasformazioni e le cessazioni dei rapporti di lavoro.

I destinatari delle attività dei centri per l’impiego sono prevalentemente:

  • cittadini disoccupati e occupati in cerca di una nuova posizione lavorativa;
  • lavoratori beneficiari di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro e a rischio disoccupazione;
  • cittadini stranieri regolarmente soggiornanti in cerca di nuova occupazione;
  • imprese e altri datori di lavoro in cerca di personale.

Di fatto, gestiscono principalmente tutti i servizi e i benefici dedicati ai lavoratori disoccupati, che per poterne godere devono rendere la dichiarazione di disponibilità al lavoro (DID), l’atto che determina formalmente l’inizio dello stato di disoccupazione di una persona.

I lavoratori dipendenti che hanno ricevuto la comunicazione di licenziamento possono rendere la Did già durante il periodo di preavviso di licenziamento.

Cos’è il PSP

Chi ha dichiarato la propria disponibilità al lavoro ha dai 15 ai 30 giorni di tempo, a seconda dei casi, per stipulare con il centro per l’impiego un Patto di Servizio Personalizzato. Si tratta di un passaggio obbligatorio per chi intende beneficiare delle prestazioni a sostegno della disoccupazione.

Il reddito di cittadinanza, la Naspi, la Dis-Coll (indennità di disoccupazione per collaboratori coordinati e continuativi o a progetto) e, in alcuni casi, anche la CIG (cassa integrazione guadagni) sono condizionati all’attivazione della DID e all’adesione a un “percorso personalizzato per l’inserimento lavorativo”.

Il PSP è un accordo tra il Centro per l’Impiego e il cittadino con il quale entrambi assumono reciproci impegni per la ricerca di una nuova occupazione e in cui vengono definite le modalità di erogazione e di utilizzo di alcuni servizi.

Lo scopo dichiarato è quello di favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e contrastare la disoccupazione di lunga durata.

Si tratta di un percorso di orientamento individuale e di verifica delle competenze e prevede l’impegno da parte del cittadino a seguire un percorso finalizzato ad ottimizzare le modalità di ricerca attiva di lavoro, come curare la stesura di un curriculum vitae e le lettera di presentazione nella quale mettere in rilievo le esperienze, valutare l’eventuale necessità di un corso di formazione.

Con tale patto il disoccupato si impegna a partecipare alle iniziative formative e di riqualificazione e ad accettare delle congrue offerte di lavoro, come definite ai sensi dell’articolo 25 del D.Lgs. 150/2015.

Perché non riescono a trovare lavoro ai disoccupati?

I CPI sono decisamente sono troppo coinvolti nell’attività di vigilanza sul rischio morale dei beneficiari di un trattamento economico pubblico imposta da una politica lavorativa di tipo workfare (o welfare to work, termine derivante dalla fusione di work e welfare).

Alle politiche del workfare sono riconducibili quegli interventi che puntano a rivedere, in senso restrittivo, il sistema dei benefit e a inasprire le sanzioni.

Come sopra accennato, il disoccupato che percepisce la Naspi deve partecipare a iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o ad altri progetti iniziative di politica attiva organizzati dai centri per l’impiego.

La mancata partecipazione a più di una di queste “missioni” o ai lavori di utilità sociale comporta la perdita del relativo assegno di sostegno.

La legge poi stabilisce la perdita della Naspi o del Reddito di Cittadinanza in caso di rifiuto ingiustificato di un’offerta di lavoro congrua (nel caso di RdC, il trasgressore non potrà fare una nuova domanda per il successivo anno e mezzo).

Il fallimento del sistema. Ecco perché non funziona.

Chi rifiuta un’offerta di lavoro perde la disoccupazione e il reddito di cittadinanza. Ma il controllo del Centro per l’impiego è inesistente o inefficace.

Facciamo qualche esempio:

Giovanni ha appena perso il lavoro. I motivi possono essere i più svariati, da un onesto mancato rinnovo di CTD a un meritato licenziamento per giusta causa a seguito di un furto ai danni dell’azienda.

Per questo motivo Giovanni si è presentato all’Inps e ha ricevuto l’assegno di disoccupazione: la collettività lo manterrà nei successivi mesi.

Giovanni si gode il suo bell’assegno mentre passeggia per la città. Un giorno lo incontra Mario, titolare di una pizzeria, che gli propone di fare per lui delle consegne a domicilio e che lo pagherà 800€ al mese, per 6 ore di lavoro al giorno per 6 giorni settimanali. Giovanni non ha mai studiato, non ha alcuna formazione specifica alle spalle e il posto farebbe proprio al caso suo: ma rifiuta.

Perché rifiuta? Perché se accettasse perderebbe l’assegno di disoccupazione che percepisce per pari entità, ma senza fare nulla; dovrebbe anche alzarsi presto alla mattina e questa cosa non gli va per niente a genio.

Dopo qualche giorno Giovanni – davvero fortunato – viene chiamato da un’Agenzia per il Lavoro alla quale anni prima aveva inviato il suo CV. Non avendo nulla da fare decide di andare a fare il colloquio. Il selezionatore dell’APL gli offre un posto come addetto al magazzino, per uno stipendio di 1.000€/mese.

Giovanni si fa di nuovo i calcoli. Sa che la Naspi, ancora per un po’ sarà abbastanza alta e, inoltre, aiutando in “nero” l’amico giardiniere, con poche ore alla settimana riesce a prendere altri 400/500€ al mese. Accettando un lavoro dipendente, supererebbe il reddito di 8.000€/anno e perderebbe l’assegno dell’Inps. Nuovamente rifiuta l’offerta di lavoro.

Statisticamente, nel 99% dei casi le offerte di lavoro avvengono con trattativa privata o per tramite di APL. Questo fa sì che il Centro per l’impiego non venga mai a conoscenza né dell’offerta né del rifiuto, il che significa che è possibile conservare Naspi o Reddito di Cittadinanza fino a scadenza e non subire mai la decadenza dei benefici anche quando si vuol dolosamente restare disoccupati.

Conclusioni e possibili soluzioni

Al giorno d’oggi le ipotesi per le quali un privato si rechi al Centro per l’Impiego per riferire che “Giovanni” ha rifiutato la sua offerta di lavoro sono pari a quelle che un CPI trovi lavoro a qualcuno; ovvero praticamente nulle.

Difficilmente questo cambierà; chi mai si prenderà la briga di segnalare agli uffici ispettivi delle offerte di lavoro rifiutate dai dipendenti disoccupati? NESSUNO.

Il risultato sarà sempre che il disoccupato “di mestiere” si confonderà perfettamente con il disoccupato involontario o per necessità.

In questo modo non si fa altro che sperperare denaro pubblico.

Nell’era digitale e informatizzata, dove le informazioni viaggiano veloci e vengono gestite da super computer, sarebbe sufficiente creare un database unico, un sistema centralizzato a cui abbiano accesso tutti i soggetti interessati all’occupabilità nazionale, dai CPI alle APL, dai grandi uffici di HR fino al privato accreditato che vuole assumere in prima persona.

Questa volta, se Giovanni rifiuterà una congrua offerta di lavoro senza una valida motivazione, l’informazione sarà immediatamente segnalata e lui subirà le sanzioni del caso; magari non dovrà restituire quello che ha indebitamente percepito sino a quel momento, ma quantomeno non lo incasserà più.o

Sogno di andare ad un colloquio di lavoro e spiazzare tutti esordendo con un “Vi farò sapere”, per poi andarmene.

Anonimo